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Il rito mostra come la vita abbia senso e sia un valore  divino 
La conoscenza della liturgia e la fede
Questo testo è stato presentato dall'autore al Sinodo Diocesano.
Atto sesto  del laboratorio

 

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Indice di tutti gli articoli

Imparare la liturgia

Quanti di noi sanno bene come è strutturata la messa e in che modo Dio è presente e operante in essa? 
Eppure è sicuramente il rito (e Sacramento) a cui si partecipa più spesso.
Quanti conoscono la struttura dell’anno liturgico, con i suoi diversi colori e le sue regole? 
Eppure dovrebbe essere questo a scandire la vita dei cristiani.
Quanti conoscono e con questa conoscenza vivono l’importanza e la ricchezza in simbologia dei riti pasquali? Eppure sono il culmine della nostra fede e la fonte di tutte le nostre celebrazioni.
La partecipazione attiva non è inventarsi nuove celebrazioni, nuovi riti, nuovi simboli, ma conoscere, approfondire e comprendere (per quanto ci è dato dalla condizione umana) il mistero e il senso profondo della liturgia, per potervi partecipare attivamente e non da spettatori ignari di quanto avviene.
Assieme a ciò vi deve essere da parte dei sacerdoti una profonda conoscenza e un grande rispetto delle norme liturgiche, in quanto “troppo grande è il Mistero dell’Eucaristia «perché qualcuno possa permettersi di trattarlo con arbitrio personale, che non ne rispetterebbe il carattere sacro e la dimensione universale».” (Istr. Redemptionis Sacramentum, 11)“ 
La liturgia è il culmine verso cui tende l’azione della Chiesa e, insieme, la fonte da cui promana tutta la sua virtù. Essa è quindi il luogo privilegiato della catechesi del popolo di Dio.
 La catechesi è intrinsecamente collegata con tutta l’azione liturgica e sacramentale, perché è nei sacramenti, e soprattutto nell’Eucaristia, che Gesù Cristo agisce in pienezza per la trasformazione degli uomini ”
La catechesi e quindi la formazione liturgica mirano a introdurre i fedeli nel mistero di Cristo in quanto procedono dal visibile all’invisibile, dal significante a ciò che è significato, dai ‘sacramenti’ ai ‘misteri’.È necessaria nella nostra Chiesa una profonda educazione liturgica, un giusto insegnamento e l’esercizio per imparare l’atto di culto.
 Se questo non viene fatto, a nulla sarà giovata la riforma dei riti e dei testi attuata dal Concilio.
Poiché non si può scindere la lex credendi dalla lex orandi, ci si augura che si approfondisca la realtà dei sacramenti, e che essi sussistono per mezzo dei riti e delle preghiere, per mezzo di segni sensibili.
Inoltre non ci si può fermare a considerare solo che cosa è la liturgia, ma il che cosa deve sempre essere pensato assieme al perché: perché il dono, perché lo Spirito Santo è presente e perché a noi è donato attraverso segni sensibili.
Per giungere a ciò e alla partecipazione attiva auspicata dal Concilio, si deve curare molto la retta celebrazione, il rispetto delle norme liturgiche e l’iniziazione (formazione) dei fedeli alla liturgia, che è realmente fonte e culmine dell’azione della Chiesa.
La Chiesa d’Occidente ha sempre sentito forte l’impegno di evangelizzazione/missione/annuncio, sottolineando di meno la parte celebrativa.
La Chiesa d’Oriente invece ha sempre visto il celebrare bene come mezzo privilegiato per far fruttificare la fede, a volte anche a discapito della missione. Bisognerebbe giungere a una giusta mediazione tra questi due modi di essere Chiesa, in modo che si armonizzino tra loro sia l’impegno sociale (orizzontale – interpersonale), sia il mistero (dimensione verticale – trascendente).

info@quadernibellunesi.it 

Alex Vascellari
seminarista

QB 

Quaderni Bellunesi. Laboratorio di cultura e politica della provincia di Belluno

Realizzato con la collaborazione del Circolo Culturale "Antonio della Lucia"