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Quaresima a Cortina D'Ampezzo - Belluno
Itinerario quaresimale proposto dal Decano Don Davide Fiocco
Opera  misericordiae tuae
4a domenica di Quaresima – 14 marzo 2010

 

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IL figlio prodigo

 

Quante volte abbiamo letto questa parabola, quante volte ne abbiamo ascoltato un commento, quante volte ho dovuto predicare su questa pagina!
 Eppure non stufa mai: ogni volta, ne avverto la grandezza e il cuore sussulta. 
Ogni volta avverto la trepidazione che si prova quando si entra in una basilica meravigliosa, di cui avevi visto le foto, ma che dal vivo è tutt’altra cosa. 
Così questa pagina – pur sentita e risentita – non smette mai di parlare: ha toccato più cuori questa parabola da sola che tutti i predicatori messi insieme:
ha un incredibile potere sulla mente, sul cuore, sulla fantasia, sulla memoria. Sa toccare le corde più profonde nel cuore: il rimpianto, la vergogna, la nostalgia, la gioia di ricominciare.Qui sentiamo palpitare il cuore di Dio: come un telescopio puntato nella notte, questa parabola fa cogliere qualcosa di grande e inatteso: mai Dio era stato dipinto agli uomini con questi tratti. 
Nello stesso tempo, queste righe parlano di me e mi fanno cogliere il mio vagabondare: sia esso il vagabondare nella dissolutezza, come fa il figlio minore; sia esso il vagabondare in cerca di un padrone, come fa il figlio maggiore.
Sì, non dobbiamo dimenticare che due sono i figli e nessuno dei due sa di essere figlio. Entrambi sono servi di un padrone: uno si ribella, l’altro si schiavizza. Ma nessuno dei due ha compreso il cuore di Dio. E al centro della parabola c’è un Padre buono, che ama senza misura, in modo illogico, quasi ingiusto. Anche alcune sere fa, parlandone con una persona, ho risentito la sue protesta e l’apologia del figlio maggiore: in fondo, è un buon ragazzo, il figlio che tutti vorrebbero avere; un ragazzo d’oro, che ottempera a tutti i comandi. Ma non ha capito che il padre è padre: non ti ho mai chiesto «un capretto per far festa con i miei amici».

Gesù due braccia aperte sulla croce per accogliere tutti


Ma dietro a lui ci sono i farisei e gli scribi, che brontolavano perché Gesù accoglieva «tutti (notate!) i pubblicani e i peccatori che si avvicinavano per ascoltarlo». 
Non è che Gesù abbia sdoganato ogni peccato, che abbia aperto le porte alla trasgressione o ne abbia negato l’esistenza; Gesù si opponeva agli steccati che venivano eretti, che relegavano alcuni israeliti fuori del patto, fuori dalla grazia di Dio. Figli minori che trovavano staccionate erette da fratelli che non li riconoscevano fratelli («questo tuo figlio»), figli dello stesso Dio padre. Gesù abbatte queste recinzioni. Dall’altra parte l’altro figlio, che riconosciamo prodigo, cioè dissipatore, scialacquatore, sprecone, dilapidatore dei beni di casa. 

Se vostra figlia...

Ma il peso del suo gesto non è così chiaro. Proviamo a volgere in chiave moderna questo quadro: pensate che un giorno una vostra figlia di 18 anni, piena di tatuaggi e di piercing, vi prenda dopo cena e vi dica: "Sai, papà, ho deciso di andar via di casa; vado via con l’allenatore della mia squadra; lo so, ha vent’anni più di me, ma ci amiamo tanto…". Immaginate la vostra faccia; immaginate la faccia del padre della parabola. "Non posso fermarti, non posso impedirtelo, so che ti fai del male, so che sbagli: ma devo lasciarti andare, anche se questo è come un pugnale nel mio cuore". «Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta… E il figlio partì…». Visse da dissoluto, rovinandosi fino alla fame, svendendo la sua dignità di figlio fino a diventare compagno dell’essere più immondo dell'immaginario ebraico: il maiale.

Dio tenace come la roccia
tenero come una madre,
ostinato attende

 

L’obiettivo ritorna sul Padre: tenace come una roccia nell’attendere, ostinato nel dare fiducia nonostante lo scempio di libertà operato; tenero come una madre nel saper accogliere. Non vuole una casa abitata da servi, obbedienti ma scontenti; vuole figli liberi, gioiosi e amorevoli. Il dramma del suo cuore coinvolge entrambi i figli che non lo amano e non si amano («tuo figlio»); non si accorgono di essere amati e si credono servi. Alla resa dei conti, sembra che il Padre abbia una preferenza per la pecora smarrita: il figlio minore, che abbandona le comodità dell’ovile, che si avventura per sperimentare fino in fondo la sua libertà; che fa naufragio: era ribelle e diventa schiavo. Ma nel momento della notte più profonda, comincia a spuntare il giorno: «rientrò in se stesso». Solo che nel viaggio di ritorno vive ancora nella logica dello schiavo: «trattami come un servo»; non osa sperare che il padre sia ancora e comunque suo padre. «Lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò»; e lo interrompe: non dire che non sei degno di essere figlio; tu rimani mio figlio. 

 

 



L'abbraccio Benedicente
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Accettare il perdono.
Una sfida

«Accettare il perdono di Dio è una delle più grandi sfide della vita spirituale. C’è qualcosa in noi che si aggrappa ai nostri peccati e non lascia che Dio cancelli il nostro passato e ci offra un inizio completamente nuovo» (H. Nouwen). Forse la disaffezione al sacramento del perdono ha a che fare proprio con quest’incapacità di lasciarsi perdonare fino in fondo. Racconta F. Dostoevskij nell’Idiota: una donna tiene in braccio il figlio di poche settimane. Questi, per la prima volta – a detta di lei – sorride. E le si fa il segno della croce. Le chiedono il motivo; risponde: Ecco, allo stesso modo che una madre è felice quando nota il primo sorriso del suo bimbo, così si rallegra Iddio ogni volta che un peccatore si mette in ginocchio e gli dice: Padre!


Davide Fiocco
Cortina 14 Marzo 2010

 

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